In Italia la diffusione di veicoli elettrici puri (Bev) è ancora contenuta: rappresenta il 4% delle nuove immatricolazioni. Questo dato è in contrasto con la media europea, che invece è del 15%. Percentuale comunque inferiore alle ottimistiche previsioni di inizio decennio e degli impegni che i numerosi costruttori avevano assunto.
Questi i dati emersi dal workshop "Scenari del mercato auto in Italia e in Europa", che ha avuto luogo nella sede di Confindustria a Roma ed è stato organizzato da Cluster Nazionale Trasporti. Durante l'evento è stata evidenziata la profonda trasformazione che il settore automobilistico sta vivendo in Italia e in Europa, con crisi strutturali dagli esiti incerti. Si è notato che il mercato delle auto nuove in Italia si è contratto: prima della pandemia erano 2 milioni le immatricolazioni, mentre negli anni recenti sono 1,5 milioni. Tra i più venduti, oggi, i segmenti di veicoli più grandi e pesanti. I Suv coprono infatti una quota di mercato del 57%.
A sottolineare la crisi nel settore automobilistico in Italia è il presidente del Cluster Trasporti Ennio Cascetta: "I dati del mercato auto in Italia sono preoccupanti, non solo per la diminuzione delle vendite del nuovo ma anche perché a questa diminuzione si associa un aumento delle dimensioni e del prezzo delle auto nuove, un aumento delle auto usate in circolazione e un aumento del traffico".
Il calo delle immatricolazioni è collegabile alla flessione del reddito disponibile delle famiglie italiane, che dal 2021 è diminuito del 6% in termini reali. A questo si è sommato poi un incremento sostanziale del prezzo medio dei veicoli, da 19.000 a 30.000 in un decennio: corrisponde a 15 mensilità di lavoro. Questo indicatore pone l'Italia all'ultimo posto in Europa.
Parallelamente a queste difficoltà, invece, il mercato dell'usato è in espansione, con un valore doppio rispetto al nuovo. Nell'ultimo anno sono stati infatti 2,9 milioni i passaggi di proprietà, tra cui il 50,4% delle transazioni riguarda veicoli con più di 10 anni di anzianità.