La Commissione europea ha multato 15 case automobilistiche e l'Associazione europea dei produttori di automobili (Acea) con una cifra complessiva di 458 milioni di Euro per aver partecipato per 15 anni, dal 2002 al 2017, a un cartello riguardante il riciclaggio di veicoli in fine vita (End-of-Life Vehicle, ELV). Questi ultimi sono definiti come automobili che non possono più essere utilizzate per l'età, l'usura o i danni e per questo vanno processati per il riciclaggio, il recupero o lo smaltimento.
L'indagine della Commissione ha rivelato in particolare due aspetti. In primo luogo, i partecipanti al cartello hanno deciso di non pagare gli smantellatori degli ELV. Hanno considerato infatti il riciclaggio degli ELV un'attività sufficientemente redditizia che non rendeva necessario retribuirli. Le case automobilistiche condividevano inoltre con gli smantellatori informazioni commerciali sensibili sui loro accordi individuali e si coordinavano. In secondo luogo, esse volevano evitare che i consumatori nel momento della scelta dell'auto considerassero le informazioni sul riciclaggio, cosa che poteva ridurre la pressione sulle case affinché andassero oltre i requisiti legali, e per questo avevano deciso di non far conoscere quanti degli ELV potevano essere riciclati, recuperati e riutilizzati e quanto materiale riciclato fosse presente nelle automobili.
L'organizzazione di questo cartello è vietata in quanto l'Articolo 101 del TFEU e l'Articolo 53 del EEA Agreement proibiscono l'esistenza di accordi e pratiche di restrizione del business che possono influenzare il commercio e limitare o impedire la concorrenza nel mercato unico.
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