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Leonardo-Invitalia e il flop dei bus

Ritardi ed inefficienze hanno costretto alle dimissioni l'intero consiglio di amministrazione

Crolla il castello di carte di Industria Italiana Autobus. Ritardi ed inefficienze hanno costretto venerdì scorso alle dimissioni l'intero consiglio di amministrazione della società statale, controllata attraverso il Gruppo dell'aerospazio e della difesa Leonardo (28,65%) e Invitalia (42,76%), l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa. Via anche Antonio Liguori, presidente ed amministratore delegato del costruttore di veicoli. 

L’azienda avrebbe dovuto realizzare entro fine maggio 151 mezzi ma, secondo quanto ricostruito dal quotidiano "La Repubblica", pare ci siano almeno 140 autobus non finiti. In tutto il 2023, a fronte di commesse per quasi 1000 autobus, ne sono stati prodotti 120 e consegnati 70. Tanto che i comuni di Roma, Palermo e Bergamo sono pronti a mettere in mora Industria Italiana Autobus. Un obiettivo industriale mancato, nonostante il buon funzionamento della catena di approvvigionamento ed i problemi finanziari siano stati superati. 

A nulla è servito l'ultimatum del ministro dell’Impresa e del made in Italy, Adolfo Urso, che aveva chiesto al management "un cambio di passo". A fine maggio anche il sottosegretario del Mimit, Fausta Bergamotto, aveva ricordato che "lo Stato non è un bancomat". Anche i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno detto basta e, dopo la richiesta di un cambio al vertice, ora vogliono incontrare Urso affinché si "volti pagina". Cosa che avverrà, secondo indiscrezioni, probabilmente entro fine giugno, con nuovi vertici probabilmente in arrivo da Leonardo. 

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